Medical Humanities

La relazione con l’arte attraverso il metodo delle Visual Thinking Strategies consente di attivare un processo di osservazione, analisi, confronto e discussione, che permette allo studente di medicina e scienze sanitarie di acquisire un metodo da applicare anche nell’attività clinica, migliorando le competenze nell’esame obiettivo del paziente e la propensione al lavoro di gruppo, implementando le capacità di problem solving e pensiero critico, coltivando l’empatia verso il paziente e il rispetto dell’altro.

L’introduzione allo studio dell’arte in ambito sanitario va fatto risalire agli anni ’60, quando si sviluppa la disciplina delle Medical Humanities. Le Medical Humanities nascono dall’esigenza di arricchire gli studi nelle scienze mediche con le discipline umanistiche, nella convinzione che la medicina sia qualcosa di più che un insieme di conoscenze e di abilità tecniche: materie umanistiche come arte, letteratura, filosofia, etica, storia vengono così inserite, in quanto fondamentali, nel programma di studi formativi di un buon medico. Il metodo VTS viene applicato per la prima volta in un corso di laurea in Medicina e Chirurgia presso l’Università di Harvard nell’anno accademico 2003-2004. Il corso è realizzato per una parte al museo di belle arti di Boston e per un’altra parte con lezioni cliniche, sia in aula sia in corsia, in cui i docenti medici mettono l’attenzione sulla diagnosi visiva e correlano l’esame fisico a concetti artistici.

In Italia, il metodo VTS viene utilizzato in ambito medico e sanitario a partire dal 2014 dal gruppo di ricerca VTS Italia. Dal 2017 Vincenza Ferrara (Responsabile scientifico e  coordinatrice del progetto di ricerca) è responsabile Laboratorio Arte e Medical Humanities presso la Facoltà Farmacia e Medicina – Sapienza Università di Roma.